Antoni ha la pancia appena pronunciata, occhiali spessi un dito e lo sguardo furbo, ma soprattutto ha l'arte dell'intrattenimento. Antoni è cuoco e proprietario di un ristorante sardo dove mangi specialità sarde e parli quasi soltanto di storie sarde, legate alla terra, al mare, alle partenze e, qualche fortunata volta, ai ritorni.Antoni non è tornato ma a dire il vero non è neanche andato, almeno non del tutto. E' uno di quei rari casi in cui uno si prende il meglio di ciò che trova per strada e salda poi il debito regalando altrettanto sotto forma di parole.
Il ristorante è di quelli veri, niente arredi indicati da architetti senza senso, comprati dal mobiliere alla voce nuove osterie di arte povera, dove lavorano altrettanti architetti senza senso. Antoni è vero, oppure è soltanto furbo il che non fa molta differenza.
Tavoli di legno antico, tarli come fossero a libro paga e immagini e oggetti che ti fanno pensare che la Sardegna sia l'unico posto dove varrebbe la pena vivere.
Aprendo poi il menu sotto la luce incerta e tremolante di veri e propri ceri da venerdì santo attraverso vetri che non conoscono sgrassatore neppure per sbaglio, si può leggere il nome delle portate su carta gialla, copiate a mano per ogni coperto, riga dopo riga.
Qui sembra che il progresso si sia fermato ben prima di Atzeni e della sua mariposa se non fosse per il pos alla cassa e perché si paga in euro.
Antoni torna spesso in Sardegna, ha i suoi fornitori, una nicchia che produce quasi a filiera zero. Certo c'è il trasporto ma in un modo o nell'altro ci si accorda sempre e per la qualità si spende volentieri qualcosa in più e ancora più volentieri si spende per chi decide di mantenere le radici della propria produzione seguendo tradizioni centenarie senza per forza impiccarsi a quell'affare da ricchi chiamato slowfood.
Antoni vuole provare questo pecorino di cui gli hanno parlato bene, molto bene, alcuni suoi amici fidati. Un po' l'imprenditore, un po' il gusto della genuinità l'hanno portato in un paesino del centro in cerca del nuovo artista del caglio.
Girando a vuoto perché le strade sono quello che sono e perché la sua terra mica la vede sempre, finisce col trovare la zona dove le pecore sono al pascolo. Di lato, sotto la stenta ombra di un albero resuscitato miracolosamente dopo uno dei soliti incendi che qui illuminano le notti meglio dei botti a Fuorigrotta, vede il profilo del pastore.
"Buongiorno" saluta. "Ho sentito parlare del suo pecorino e vorrei acquistare qualche forma".
Il tipo non muove nemmeno le mani figurarsi il volto.
"Buongiorno" dice ancora Antoni mentre l'altro rimane fermo immobile.
"Buongiorno" insiste Antoni per la terza volta.
Il pastore si volta mostrando due occhi neri vivissimi in mezzo a una faccia da tizzone arso.
"Sono qui per comprare un po' del suo pecorino, mi hanno detto che è molto buono" spiega Antoni per niente intimorito dal silenzio del pastore.
"Qui non abbiamo formaggio" chiude la conversazione il pastore avvicinandosi al gregge.
Antoni sa che è inutile replicare, volta le spalle, saluta e se ne torna verso l'auto.
Mesi dopo, durante uno dei soliti viaggi, torna a trovare il pastore.
"Buongiorno, sono tornato per quel pecorino". Il pastore alza lo sguardo dal suo pane e formaggio, stavolta guardandolo per un attimo, scuote la testa accennando appena il movimento. Poi abbassa di nuovo gli occhi continuando a tagliare il pezzo di formaggio.
"Qui non abbiamo formaggio" risponde con tono perentorio.
"Va bene. Buongiorno" si congeda Antoni senza aggiungere altro.
Passa così un anno e Antoni decide che è già trascorso troppo tempo con in testa il pensiero di quel pecorino e di quello strano tipo. Deciso più che mai a riprovare, parte ancora per l'isola senza mettere di mezzo altri affari.
Come le altre due volte lo trova insieme al gregge al pascolo. Senza che possa dire una parola il pastore si alza e si appoggia all'albero.
"Ancora qui stai?"
Antoni annuisce senza aprire bocca.
"Avanti vieni" dice l'altro incamminandosi verso la domus de janas. Si accucciano entrambi per entrare attraverso la piccola apertura e, dopo aver strisciato qualche metro, possono finalmente alzarsi di nuovo in piedi e accomodarsi su due vecchie sedie accanto a un tavolino ricavato da una lastra di pietra irregolare.
Il pastore mette davanti a Antoni mezza bottiglia di rosso e, prendendo da un angolo coperto con un telo del formaggio già aperto lo accosta al vino iniziando a tagliarne una fetta.
Antoni prende lentamente il formaggio e lo assaggia.
"E' davvero buono" commenta soddisfatto.
Il pastore lo guarda attento, poi risponde:
"Due forme ti posso dare, ma non per il tuo ristorante, per te".
Antoni apre leggermente la bocca per aggiungere qualcosa poi capisce che non è una trattativa ma una sorta di dono. Forse il pastore sapeva già di Antoni e del suo ristorante e forse per questo l'aveva considerato una specie di intruso. Adesso ha il suo formaggio, non nella misura che sperava ma il pastore è stato chiaro: è un dono diretto a lui, da non mettere in cucina o sul banco di vendita ma da assaporare in casa magari ricordando la sua terra e le abitudini di sardo.
Ancora oggi Antoni va a prendere il pecorino dal pastore, ma solo due forme.
Due, come la prima volta.